Investire in borsa: ok, ma su quali asset ?

Per investire in borsa ci sono dei criteri, dei metodi e delle tecniche che spesso possono rivelarsi efficaci, e che comunque non forniscono la certezza e la garanzia di guadagnare. Nell’accedere in borsa, attraverso l’acquisto diretto o indiretto di titoli azionari, l’investitore, infatti, si espone sempre e comunque ad un rischio intrinseco che è rappresentato dalla volatilità del mercato, ovverosia dall’oscillazione giornaliera dei prezzi come mette in evidenza, tra l’altro, il sito Investireinborsa.org .

Sui mercati azionari ogni giorno ci sono molti titoli che guadagnano, ovverosia che aumentano di prezzo, e tanti altri titoli che perdono, ovverosia quelli le cui quotazioni tendono ad arretrare. Di conseguenza, il guadagno o la perdita in Borsa è determinato dalla scelta degli asset, ovverosia dai titoli scelti per aprire le posizioni. Al riguardo c’è chi punta al guadagno investendo su un numero molto ristretto di titoli selezionati, adottando la cosiddetta strategia dello stock picking, e c’è chi invece adotta delle strategie di asset allocation che sono basate sulla massima diversificazione secondo cui più titoli si scelgono per costruire il proprio portafoglio di investimenti, minore sarà il di conseguenza rischio complessivo da assumersi.

Lo stock picking e la diversificazione presentano dei vantaggi e degli svantaggi da valutare con attenzione visto che con un portafoglio con pochi titoli il potenziale guadagno può essere superiore a quello ottenibile con un giardinetto di azioni. Ma nello stesso tempo investendo ad esempio su soli due titoli, se questi crollano le perdite saranno decisamente più ingenti rispetto alla distribuzione uniforme del capitale, ad esempio, su dieci azioni. Indipendentemente dalla strategia che è stata adottata, con poche o con molte azioni in portafoglio, la scelta è di norma basata su un mix tra analisi fondamentale ed analisi tecnica.

Molto spesso in Tv viene messa in risalto l’ascesa delle Borse, ma nella maggioranza dei casi su ogni singolo mercato la crescita degli indici è frutto della rivalutazione, spesso da capogiro, solo di un numero ristretto di titoli. Ad esempio, l’investitore più famoso, ed anche il più ricco nel fare investimenti in Borsa, è il leggendario Warren Buffet che deve il suo successo proprio per la sua fama, mista a fortuna, di scegliere attraverso lo stock picking un numero molto ristretto di azioni.

Le strategie attive che sono basate sullo stock picking, di conseguenza, sono vincenti solo quando si riesce a identificare quei titoli che per rendimento faranno nel tempo molto meglio rispetto al mercato azionario di riferimento. Non a caso, oltre a Warren Buffet, che ha un fiuto innato nel fare stock picking, solo una percentuale ristretta di investitori è in grado di scegliere i titoli giusti con la conseguenza che, a conti fatti, non trattasi di una strategia che possa dirsi adatta per l’investitore medio.

Se non si è degli investitori professionisti, quindi, è meglio investire non solo diversificando al massimo sull’azionario, ma anche accedere alla Borsa in maniera indiretta ad esempio mediante gli ETF oppure con i fondi comuni di investimento azionari in base al fatto che, storicamente, nel lungo termine i rendimenti dell’azionario tendono ad essere più alti rispetto all’asset allocation in strumenti finanziari che sono decisamente a rischio più basso come le obbligazioni, i titoli di Stato, i buoni fruttiferi, i conti di deposito ed i libretti di risparmio.

Nel distribuire il capitale su un certo numero di azioni, Etf e/o Fondi Comuni, l’asset allocation può essere di tre tipi, ovverosia strategica, tattica e dinamica. L’asset allocation strategica prevede una ripartizione degli investimenti fissando un orizzonte temporale che è sempre di medio o di lungo periodo, mentre l’allocazione del capitale è di tipo tattico quando gli investimenti sono diversificati ma, nello stesso tempo, sono mirati in relazione a quella che è sui mercati la situazione contingente, ovverosia il trend in corso. L’asset allocation è invece dinamica quando nel tempo l’investitore vende alcuni asset e ne compra altri quando sui mercati si registrano delle forti e spesso brusche variazioni. In tal caso, infatti, può essere necessario un ribilanciamento del proprio portafoglio titoli.

Nella scelta degli asset, infatti, non contano solo le prospettive di crescita di ogni singolo titolo, che possono essere attese o disattese, ma anche gli obiettivi di rendimento minimi che si vogliono ottenere. Ad esempio se con l’azionario si punta a rendimenti medi annui a due cifre, allora è chiaro che l’asset allocation sarà tale da scegliere quei titoli che hanno un maggior potenziale di rivalutazione, per settore e/o per area geografica, ma che nello stesso tempo presentano maggiori rischi. Le azioni che per volatilità possono garantire elevati ritorni, infatti, allo stesso modo possono causare ampie perdite a causa di un calo dei prezzi sul mercato che può essere legato non solo a fattori speculativi, ma anche ad una netta variazione dei fondamentali.

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