Occhio ai Virus Miner: rubano energia per estrarre Bitcoin

Un tempo c’era il mining, ossia la modalità di estrarre Bitcoin o altre criptovalute, pratica che col passare del tempo è diventata sempre più costosa nel corso del tempo, viste le dimensioni stratosferiche dei database pubblici, come quello del Bitcoin.

Ora che le criptovalute sono un fenomeno mondiale, sono sempre più frequenti le azioni di disturbo verso le valute digitale ma anche degli stessi investitori.

Che cosa sono i virus miner?

I virus miner sono i malware inseriti in maniera tacita all’interno del PC e attraverso cui è possibile fare il mining di Bitcoin e le altre principali criptovalute senza aver bisogno di altro.

I virus miner, dunque, non sono interessati alla nostra identità, dal momento che non vogliono i dati presenti sul computer. Ma, allo stesso tempo, usurano e rallentano le capacità della macchina, in quanto ne sfruttano al massimo ogni singolo processo per poter fare estrazione di criptovalute.

Pare che il numero di attacchi di miner è aumentato molto negli ultimi 2 anni, e ciò avviene anche quando il mercato delle criptovalute virava verso il basso e il prezzo del bitcoin crollava.

Ci sono almeno quattro modi principali per essere infettati, in quanto i miner si possono nascondere in altri programmi che si vanno ad installare sul pc o persino in altri malware, perché così i malintenzionati raggiungono un doppio scopo.

Come funziona il virus miner?

A volte i virus miner agiscono attraverso le estensioni malevole dei browser, che vanno a rendere la navigazione lentissima, anzi i più gettonati sono i javascript: si possono trovare anche nei circuiti della pubblicità online, facendo in modo che il sito remoto capti un codice java quando viene visitato: il miner comincia a far lavorare il processore del nostro pc al 100% e bisogna chiudere il sito per tornare alla normalità. Davvero molto subdoli perché a differenza dei ransomware, non creano danni ai computer e possono rimanere nascosti usando la potenza di calcolo. Questo consente ai criminali di tutelare la loro presenza nel sistema per un tempo più lungo e più produttivo.

Da quando è esplosa la febbre delle criptovalute, i virus miner hanno ottenuto un vero e proprio successo, fino a divenire una delle preoccupazioni principali di chi opera nella sicurezza informatica.

In questo periodo la minaccia è aumentata, anzi pare addirittura che nel 2017 si sia assistito a un decremento di minacce informatiche come trojan a favore dei miner.

Ma come si fa a scoprire se il nostro computer si è beccato un miner che estrae bitcoin o affini? «Il primo sintomo è la cpu che lavora al 100% o quasi. Il miner però non si capta come un virus, visto che è l’uso che se ne fa a fare di loro una minaccia, ma come risktool. Sono virus multipiattaforma che i colpiscono Windows, Mac, Linux e Android.

Secondo i dati di Kaspersky Lab, nel 2017, 2,7 milioni di utenti sono stati attaccati dai miner: il 50% in più del 2016 (1,87 milioni). Il più noto è stato Coin Hive, un programmino usato per fare mining di Monero, scovato su molti siti web visitati.

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