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Latte, la Regione con gli allevatori

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Latte, la Regione al fianco degli allevatori: “Bisogna aumentare il prezzo alla stalla”
“Non si capisce perché a fronte di un miglioramento delle quotazioni del grana padano non debba aumentare anche il prezzo del latte pagato agli allevatori” così Giulio De Capitani, assessore regionale all’agricoltura,

ha commentato oggi a Milano, nella sede di Unioncamere, la situazione delle quotazioni del latte alla stalla in Lombardia dopo la rottura delle trattative causate dalla chiusura di Assolatte ferma a offrire poco più di un centesimo al litro rispetto al prezzo di 33,156 centesimi applicato fino a giugno. Un atteggiamento che gli allevatori hanno deciso di aggirare delegando la Coldiretti a trattare con le singole industrie che ritirano il loro latte e che quindi hanno un rapporto diretto con i produttori.

La presa di posizione di De Capitani è arrivata durante la presentazione dei dati dell’ultima analisi congiunturale sull’agricoltura lombarda nel secondo trimestre 2010 che vede segnali di ripresa del comparto lattiero, con un aumento della domanda sia nazionale che estera, ma con le aziende agricole frenate dalla palla al piede dei costi in aumento.

Una situazione che sta colpendo in modo pesante anche gli allevamenti dei suini (un’altra colonna dell’economia agricola della Lombardia) la cui redditività è crollata del 12,7 per cento rispetto al primo trimestre 2010 e del 7,8 per cento rispetto al secondo trimestre del 2009. Mentre se si considerano i prezzi dei suini pesanti si registra una diminuzione del 5,61 per cento rispetto  ai primi tre mesi del 2010 e del 7,53 per cento se si prende come punto di riferimento la piazza di Milano.

Gli unici settori che sembrano dare una qualche prospettiva di tranquillità sono il vitivinicolo, dove si prevede una produzione in linea con quella del 2009 e di ottima qualità, e le quotazioni di grano e soia che vengono stimate in rialzo. Per il mais, una delle colture principali in Lombardia, secondo Unioncamere il prezzo di circa 16 euro al quintale riesce adesso a coprire i costi di produzione e a garantire un certo margine di guadagno.

 

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