Valli dal 1984 all’88 lavora all’Avvenire dove si occupa di società, scuola e famiglia. Dal 1985 al ’95 è alla Rai di Milano come esperto di religione e vicecaporedattore dell’edizione milanese del TG3 nazionale. Dall’aprile del ’95 è a Roma sempre per il TG3 nazionale e dal 1996 come vaticanista. Segue Giovanni Paolo II in circa quaranta viaggi internazionali e ne racconta la morte.
Nel libro Valli segue Tettamanzi con lo sguardo acuto del cronista, analizzandone le omelie, gli scritti, le prese di posizione che si inscrivono sempre in un personale tentativo di sposare la teologia pastorale, la teoria all’azione. Nei suoi interventi l’Arcivesco di Milano richiama spesso la necessità di tornare ai fondamenti dottrinali della Chiesa cattolica, che devono esser in grado però di confrontarsi con le richieste del mondo attuale.
Manifesta la convinzione che è il messaggio cristiano a continuare ad incidere sulla realtà circostante, spingendo l’Arcivescovo verso posizioni che fanno discutere, su questioni come il lavoro, l’immigrazione, la finanza, l’eutanasia, l’informazione, il dialogo con le altre confessioni cattoliche, con l’Islam, e l’ebraismo.
Per Monsignor Franco Cecchin cardinal Dionigi Tettamanzi non ha mai perso occasione per dare sferzate alla città in cui è stato chiamato come vescovo nel 2002, ma i suoi toni non hanno mai perso la dolcezza del buon pastore che sa osservare i bisogni e cerca di tendere una mano. E’ un “buon parroco brianzolo” ed ha il tratto di del papa buono, ma è anche un Vescovo scomodo, che tuttavia sa registrare i bisogni veri della gente, diventando profeta scomodo, ma non per inquietare.
Prosegue Cecchin rimarcando che si tratta di una persona che ha coraggio come quando 2 anni fa, nonostante le critiche, non fermandosi alle sole parole e per rispondere alla crisi economica, lanciò il “fondo di solidarietà. E’ un pastore che guida il gregge ed è una delle luci più forti della Conferenza Episcopale Italiana. Lo chiamano “uomo del dialogo” ed al dialogo Tettamanzi ha dedicato da subito forze ed energie: Milano da sempre crocevia di uomini e culture, deve tornare ad essere città dell’accoglienza che significa lavoro, garanzia di una casa, rispetto della dignità e fine della diffidenza per il diverso.
Giuseppe Mazzoleni







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